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Le tipografie e il rischio chimico correlato ai processi di stampa

Quando si parla di stampa in realtà ci si riferisce ad un settore piuttosto ampio poiché per stampa si intende in generale il trasferimento di un inchiostro da una matrice ad un materiale che può essere carta ma non solo. Per questo parleremo dei rischi chimici presenti in una tipografia tenendo anche conto di tutte quelle attività in generale che trattano i diversi tipi di stampa come le serigrafie, le industrie poligrafiche, le copisterie, ecc.

valutazione rischio chimico

Ogni procedimento di stampa (tipografica, serigrafica, getto di inchiostro, rotocalcografica, flexigrafica) si distingue per le caratteristiche delle matrici utilizzate, per la modalità di trasferimento dell’inchiostro e, ovviamente, per inchiostri e solventi utilizzati che sono proprio le cause del rischio chimico in tipografia.

Chi lavora in una tipografia (o in qualsiasi altro service di stampa) viene a contatto con sostanze chimiche potenzialmente pericolose per la propria salute, per questo è importante conoscere i rischi ed è fondamentale che ogni tipografia effettui una corretta valutazione del rischio chimico.

Le sostanze chimiche fonte di rischio in tipografia

Il rischio chimico in tipografia è dovuto principalmente all’utilizzo di inchiostri (coloranti azoici e ammine aromatiche) e solventi (idrocarburi aromatici superiori come i trimetilbenzeni, 2-metossietanolo).

Gli inchiostri nello specifico sono costituiti da pigmenti, da sostanze che veicolano tali pigmento (olii, resine, cere) e da additivi vari (essiccativi). I pigmenti si dividono in organici – gialli diclorobendizinici, rubino, ftalocianinabeta e nerofumo – e inorganici come il blu di Prussia e i gialli di cromo.
Specialmente la prima categoria, quella dei pigmenti organici a base azoica può risultare nociva a causa del rilascio di ammine aromatiche, alcune delle quali hanno proprietà cancerogene.