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Anche in ufficio è bene valutare i fattori di rischio chimico

Lavorare in ufficio nella maggior parte dei casi equivale allo stare dietro una scrivania con un pc davanti, rispondere al telefono, fare riunioni, muoversi in ambienti dove sono presenti altre persone, e dispositivi come fax o stampanti. I fattori di rischio in un ufficio sono molti e vanno da rischi di natura psicologica, come il caso dello stress, a rischi di natura fisica come ad esempio i rischi derivanti da posture sbagliate. Ma ci sono anche aspetti impercettibili ai lavoratori che possono essere classificati come fattori di rischio chimico. Anche se forse sottovalutato, anche la valutazione del rischio chimico in ufficio deve rientrare nella redazione del DVR.

valutazione rischio chimico

Più volte si è discusso della possibile relazione tra alcune patologie riscontrate in soggetti che lavorano presso uffici ed il  contatto continuo e diretto di questi soggetti con polveri di toner, ozono e composti organici volatili immessi nell’ambiente di lavoro attraverso la manipolazione e l’uso di stampanti laser e fotocopiatrici. Valutare il rischio chimico all’interno di un ufficio vuol dire dunque analizzare l’effettiva pericolosità di toner e dispositivi come fotocopiatrici e stampanti. Spesso gli uffici presentano una serie di apparecchiature e sostanze che in sinergia possono comportare rischi di natura chimica, proprio in questi casi è fondamentale effettuare una corretta valutazione degli effettivi pericoli per la salute dei dipendenti in modo tale da programmare le misure necessarie da adottare per prevenire l’insorgenza di malattie professionali o disturbi dovuti alla scarsa salubrità degli ambienti di lavoro e alla mancata tutela della salute dei lavoratori.

I rischi chimici in un ufficio

Effettuare una opportuna valutazione del rischio chimico è la prima regola per eliminare fattori di rischio nei luoghi di lavoro, un’analisi della composizione chimica dei toner ha rilevato in questi sostanze come il carbonio, il ferro, tracce di titanio, cobalto, nichel, cromo, zinco, stronzio, zirconio, cadmio, stagno, tellurio, tungsteno, tantalio e piombo. Fortunatamente in commercio sono disponibili dispositivi moderni che utilizzano la tecnica a transfer roller.

I toner sono comunque classificati come “polveri granulari bio-persistenti senza tossicità sostanziale specifica conosciuta” (GBS), la polvere di toner è una sostanza non biodisponibile e biologicamente ha un comportamento pressoché inerte questo vuol dire che in caso di inalazione, ingestione e contatto con la pelle, la polvere di toner non comporta tossicità acuta ma l’accumulo di particelle di toner nel tessuto polmonare può esporre un soggetto a fastidi a livello polmonare.