Home » Novità » Arsenico nell’acqua: per l’UE il Lazio è ancora inadempiente

È scaduta il 31 dicembre 2012 la deroga che consentiva all’Italia di adeguarsi ai termini previsti dall’Unione Europea in merito alla presenza di arsenico nell’acqua. Fino al 31 dicembre 2012, l’UE ha concesso al nostro Paese di erogare acqua con un livello di arsenico superiore ai 10 microgrammi al litro. La scadenza, fissata al 31 dicembre 2012, arriva dopo una serie di deroghe che vanno avanti da oltre 10 anni.

valutazione rischio chimico

Il nostro Paese ha avuto quindi 10 anni di tempo per adeguarsi al resto dell’Europa, ma allo scadere del termine risulta ancora inadempiente. È la regione Lazio che, tra tutti, risulta essere quella che ancora emette acqua con i livelli di arsenico sopra i limiti consentiti. L’allarme arriva da Legambiente che considera il mancato adeguamento un reale e concreto rischio per i cittadini di Roma e delle altre province. Dal 1 gennaio, infatti, i cittadini laziali devono considerare l’acqua del rubinetto non potabile e si prevede che nel giro di poco tempo scaterranno una serie di divieti che renderanno azioni quotidiani, come lavare i piatti o lavarsi i denti, pericolose e irregolari.

Il Lazio fa sapere che per attuare gli interventi dettati dall’Unione Europea ci vorranno ancora altri due anni. Un periodo molto lungo se si pensa che per i prossimi due anni i cittadini di molti comuni dovranno modificare notevolmente le proprie abitudini. Analizzando le singole province, viene fuori che a Viterbo sono stati messi in atto alcuni interventi con i fondi della Regione, interventi che sono ancora in corso e prevedono la realizzazione di un totale di 33 potabilizzatori in 16 comuni. Gli altri comuni saranno coinvolti solo in una fase successiva.

Il rischio chimico dovuto all’arsenico per la salute umana trova la sua definizione nella legislazione italiana e internazionale. La direttiva europea 98/83/CE è quella che definisce i limiti nella presenza di sostanze pericolose nell’acqua ed è stata attuata dal Decreto Legislativo 2 febbraio 2001, n.31Attuazione della direttiva 98/83/CE relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano“. Il decreto, all’articolo 5, definisce i punti di rispetto della conformità, rimandando all’allegato 1 per i valori di parametro così fissati.